25 aprile senza telefonino: Luciana Castellina

Se si chiede a dei giovani cosa si festeggia il 25 aprile, non tutti sanno rispondere. Non sanno l’anno di riferimento, non ne percepiscono l’importanza e non contestualizzano la data.

Alcuni – anzi – l’abolirebbero, pensando che oggi si sarebbe stati tutti meglio. Altri dicono “basta che sia festa” pensando che non li riguardi, e scrivono velocemente sul telefonino.

Una giovanissima 97enne – più lucida, serena e ottimista di loro – ricorda e ringrazia la storia per aver lasciato sparse in città targhe, cippi e monumenti di altrettanti giovani, morti non su un motorino ma per un ideale di libertà.

Qualche anziano col fazzoletto dell’Anpi al collo dice di fare l’ora di libertà oltre che di religione, nelle scuole, per ricordare agli adolescenti del 2026 chi devono ringraziare se oggi godono di diritti civili.

Prendendo un caffè a casa di Luciana Castellina, mi sono sentita privilegiata di poter avere confermata – dalla viva voce di una protagonista di quegli anni – l’importanza di credere in un ideale di giustizia sociale.   

Sposata dal 1953 al 1958 con il dirigente comunista Alfredo Reichlin, ha avuto due figli, entrambi economisti: Lucrezia e Pietro. È stata legata anche a Lucio Magri. Luciana Castellina è molto legata al Monte Argentario, luogo che frequenta da lungo tempo.

Politica, giornalista e scrittrice italiana, parlamentare comunista, più volte eurodeputata, Luciana Castellina si impegnò nell’UDI della cui presidenza fu anche componente.

Fu arrestata diverse volte nel contesto di manifestazioni di protesta: il 14 luglio del 1948 durante le manifestazioni di protesta contro l’attentato a Palmiro Togliatti, poi nel 1950 e nel 1956 sempre nel corso di proteste di piazza.

Nel 1963 a seguito di una manifestazione degli edili romani (infiltrata da Gladio, la rete segreta della NATO organizzata dalla CIA) fu arrestata e rimase nel carcere di Regina Coeli per quasi due mesi.

Fu anche arrestata ad Atene e espulsa dalla Grecia durante il colpo di Stato dei colonnelli nel 1967. A causa dei suoi articoli sulla Primavera di Praga, fu radiata dal PCI nel 1970 col nucleo fondatore della rivista Il manifesto, di cui fu redattrice.

Nel 1992 entrò nel partito di Rifondazione Comunista che si era formato nel frattempo, dove divenne direttrice del settimanale Liberazione.

Guardandola, notavo che ha mantenuto lo sguardo vispo di ragazzina, periodo descritto ne La scoperta del mondo (ed. Nottetempo), il suo diario dai quattordici ai diciotto anni, che racconta la sua adolescenza e la sua iniziazione politica.

Dal giorno in cui, il 25 luglio 1943, a Riccione, la partita di tennis con la sua compagna di scuola Anna Maria Mussolini viene interrotta perché la figlia del Duce deve scappare (suo padre è stato appena arrestato a Roma), a quando si iscrive al PCI.

In mezzo, l’evoluzione di una ragazza dei Parioli, con gli occhi aperti sul mondo e sulla storia, titubante nei suoi pensieri e curiosa di capire.

I primi viaggi a Praga e nella Parigi del Dopoguerra, i primi compagni, il primo gioioso lavoro, insieme a tanti coetanei di tutta Europa, per costruire una ferrovia nella Jugoslavia di Tito, le domande, le ribellioni, le scoperte di uno spirito impaziente di prendere forma.

Consiglierei ai millennial di Ponte Milvio di leggere questo diario, che ha mantenuto tutta la forza della sua testimonianza su un pezzo di storia decisivo per la generazione postbellica. Una lettura appassionante e rivelatrice, a cui si accompagnano foto d’epoca inedite.

Dal 2017 è membro della direzione nazionale di Sinistra Italiana. Nel dicembre 2020, a seguito del conferimento della Legion D’Onore al presidente egiziano Al-Sisi, Luciana Castellina dichiarò di voler restituire la propria decorazione di ufficiale delle arti e delle lettere della Repubblica Francese.

La scelta seguì la restituzione della Legion D’Onore da parte di Corrado Augias, come atto di protesta contro la scelta di Emmanuel Macron di conferire la stessa onorificenza al presidente egiziano, accusato col suo governo di voler coprire gli assassini di Giulio Regeni, non collaborando alle indagini sulla morte del ricercatore italiano.

Ma oggi il 70% dei coetanei di Regeni non va nemmeno a votare. C’è una sfiducia nella democrazia che, purtroppo, è comprensibile: le istituzioni hanno perso legittimazione, anche perché non si sa più dove sia il potere.

Una volta il potere era in un palazzo. Poi sembrava risiedesse nei parlamenti nazionali. Oggi è nel mercato, un mercato incontrollato. Le decisioni importanti sono privatizzate. I giovani devono recuperare la democrazia” dice Castellina.

Per farlo, crede sia fondamentale ripartire dai territori, costruendo nuove forme di democrazia organizzata che restituiscano protagonismo e soggettività ai giovani.

Rileva soddisfatta che nelle periferie si stanno costruendo esperienze interessanti. Comitati, gruppi che si sentono responsabili di ciò che accade nel proprio territorio. E agiscono.

Il punto è che non esistono luoghi dove i giovani possano incontrarsi nei quartieri. Non c’è più nulla di unità collettiva. La supplenza del telefonino non può essere una vera comunicazione, afferma.

Celebrando il 25 aprile, vorrebbe ci fosse un impegno chiaro: ricreare nella società, nelle città, nei territori, degli spazi reali dove ci si possa incontrare senza telefonino.

E si pratichi la democrazia diretta, socializzando, prendendosi cura della propria zona: si comincia da lì. Il fascismo è stato soprattutto il tentativo di distruggere ogni soggettività, ogni forma di partecipazione. Non dimentichiamolo.

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