Ero a Palazzo Velli, a Trastevere, alla bella retrospettiva dedicata a Jack Vettriano, da poco scomparso. Scozzese, Jack Hoggan a 16 anni lascia gli studi e diventa apprendista tecnico minerario. Al suo 21mo compleanno riceve in dono pennelli e acquerelli da un’amica: regalo che gli cambierà la vita.
Autodidatta, trova congeniale al suo carattere quel mezzo espressivo e – anni dopo – espone i suoi primi dipinti ad Edimburgo, alla Royal Scottish Academy: li vende tutti.
Come nome d’arte, assume il cognome italiano della madre, figlia di un emigrante del frosinate: Vettriano. La sua carriera viene osteggiata dalla critica d’arte ufficiale, forse perché fuori da circoli e potentati.
“Il maggiordomo che canta” è stato battuto da Sotheby’s per quasi 750mila sterline. Uniche le sue scene evocative e l’abilità di catturare momenti di alta sensualità.
Nei suoi dipinti “La presenza convive con l’assenza – dice la curatrice Francesca Bogliolo – con rimandi all’estetica del cinema noir, ad Edward Hopper e Norman Rockwell“.
Donne bellissime e irraggiungibili, uomini eleganti e misteriosi, ambienti dove “la passione è misurata, mai volgare, la tensione palpabile, le atmosfere rarefatte” – precisa la curatrice. Sottoscrivo.






