Ha l’età di una nonna, la grazia di una nobildonna e l’entusiasmo di una ragazzina: la contessa Marisela Federici – venezuelana di nascita ma italiana d’adozione – si rammarica del fatto che i giovani di oggi non abbiano impulsi creativi o – se ce l’hanno – debbano esprimerli all’estero.
Inizia a raccontare del suo paese d’origine e di come non abbia avuto un’eredità politica come si meriterebbe:
“Paese ricchissimo, finestra del mondo alle americhe per la sua eccellente posizione geografica: lì non abbiamo una cultura della democrazia, e ciò ha portato il paese alla miseria“.
“Una miseria culturale perchè i giovani non hanno più la speranza, anche se per me la speranza è la più grande falsificatrice della verità” precisa la contessa.
“Però di una speranza si può vivere, soprattutto i giovani, e invece hanno perso tutto, vivono quasi con una mancia, un sussidio popolare che fa passare il desiderio di essere… vivono miserabilmente, e questo mi dà un fastidio enorme”, conclude amareggiata.
E sui ragazzi italiani, invece, che giudizio esprime?
“La gioventù italiana era più effervescente, all’epoca mia; adesso è omologata, e questo mi dà molta noia. Sono bravissimi, ma hanno molta curiosità e poca cultura”, afferma.
“E poi sono tutti uguali, c’è uno che fa di capo tribù e trascina, ma trascina nell’effimero” sostiene la contessa, parlando di generazione “sempre stanca, in un’epoca triste e monotona, mediocre”.
“La fuga di cervelli dall’Italia è perchè qui non hanno trovato un terreno dove sviluppare le conoscenze – spiega – sono capaci ma non hanno la facilità, la comodità di sviluppare quello che hanno studiato e che hanno imparato”.
E la fortuna di vivere in un museo a cielo aperto, nel Bel Paese, non traspare dai ragazzi romani?
“Non avverto nei giovani italiani un’identificazione con questa cultura storica come all’epoca mia, non vedo in loro questo fermento che si tramanda, no. Per quanto prestigiose siano le università italiane, i giovani poi vanno all’estero a trovare fortuna, e questo è un peccato”.
Considerazioni di una donna di grandee charme ed esperienza internazionale, che vorrebbe un futuro migliore per le nuove generazioni, troppo omologate e pigre. “L’importante – conclude – è non perder mai l’entusiasmo, “che è la cosa più bella della vita”.
